Disinformazione videoludica. Rieccoci di nuovo di fronte ad un altro programma televisivo di disinformazione e ignoranza generale nell’ambito videoludico

Attirato da una breve intervista a un personaggio che ritengo probabilmente il più grande esperto giornalista italiano videoludico, Gialunca Loggia in arte Ualone, ho visto uno spezzone che avrei fatto meglio a non vedere. Una demonizzazione verso un aspetto di intrattenimento tecnologico che ormai fa parte da molti anni della nostra cultura, trattato con una superficialità disarmante.

Disinformazione videoludica

Una leggera dipendenza da videogiochi?

Si inizia a parlare di dipendenza di videogiochi. Trascurando il fatto che tramite lo stesso mezzo tecnologico che è il monitor o tv si visualizzano anche i programmi della televisione. Quindi guai alle onde elettromagnetiche e affaticamento degli occhi mentre se stai giocando a un videogioco. Al contrario ogni forma di malessere svanisce come d’incanto se sei di fronte a guardare un programma televisivo di dubbio interesse.

E allora andava bene negli anni 80 o 90 quando orde di mamme lasciavano in balia della televisione i propri bambini per ore ed ore. Ma guai se oltre ad avere un ruolo passivo si dilettano in videogiochi o videogame anche costruttivi.

Anche gli ospiti in studio chi più chi meno demonizzavano il videogioco posizionandolo addirittura a causa primaria di rottura di rapporti interpersonali.

Disinformazione videoludica

L’intervista a Ualone è stata probabilmente l’unica cosa interessante dell’intero spezzone del programma, se tralasciamo la ‘comica’ musica di sottofondo che nulla c’entrava col servizio. Intervista forse voluta per drammatizzare il numero di ore passate davanti a questo tipo di intrattenimento. Durante l’intervista più volte si inquadravano in alternanza quelli che il ‘regista’ sperava fossero volti stupefatti o scioccati. Non riuscendo comunque ad enfatizzare abbastanza l’argomento come causa negativa dei mali del mondo. Colpa probabilmente di un “eh ma quello è un lavoro, pagato, non c’entra” detto da qualcuno troppo presto.

Ignoranza videoludica

Traspare inoltre la non competenza e l’ignoranza sia della conduttrice che degli ospiti in studio su di un argomento che è molto più variegato e molto più ampio e soprattutto serio. Non si fa distinzione fra gravi dipendenze patologiche e vengono accennate con superficialità. Non si parla nemmeno della grandissima industria che esiste nel campo videoludico, dei soldi che ci girano intorno e dei posti di lavoro che crea.

Più volte presi in ballo “i giochi di ruolo” senza capire praticamente nulla del significato della parola e della categoria di videogioco.

Antipatico anche il siparietto di una nota showgirl naturalizzata italiana, che spiega di quanto i videogiochi abbassano il livello di attenzione e concentrazione nei bambini. Quando in realtà è l’esatto opposto. Molteplici studi scientifici hanno dimostrato moltissime volte che i videogiochi aiutano sia con l’attenzione che con i riflessi e con il livello di concentrazione generale.

Da sottolineare anche come il buon Ualone abbia successivamente chiamato alla calma il popolo dei videogiocatori un po’ più infastiditi e consigliato di lasciar perdere poiché nessuno è stato ‘parte lesa’. La divulgazione e un certo tipo di informazione nell’ambito videoludico, devono fare ancora un po’ di strada soprattutto qui in Italia. Probabilmente la televisione generalista non è il posto adatto. Anche se in quell’ambiente regna una grande “disinformazione videoludica”.

Meravigliosamente disastrosa anche la chiosa della conduttrice. Ridendo e sottovalutando quella che potrebbe essere davvero una dipendenza ribadisce semplicemente “beh se capita staccate la spina”. E noi seguiremo sicuramente l’esempio quando ci ritroveremo di fronte a programmi superficiali e di dubbio interesse come quello.

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